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Ricerca realizzata da: Simona ScudelerMatricola: 673688
Corso: Realtà Virtuali
Corso di laurea: Comunicazione Digitale
Università: Università degli Studi di Milano
Il Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien, tra le critiche e gli elogi, è una delle più grandi opere fantasy che siano mai state scritte. Ha ispirato, e continua ad ispirare, libri, videogiochi, illustrazioni, composizioni musicali, ed è stato adattato per la radio, il teatro ed il cinema, come nel caso della trilogia diretta da Peter Jackson.
Portare nelle sale un adattamento di quest'opera era un'impresa giudicata impossibile, a causa dell'enorme quantità di finanziamenti e di effetti speciali necessari. Fu solo con lo sviluppo di nuove tecniche cinematografiche, in particolare l'evoluzione della computer grafica, che il progetto venne ripreso in considerazione.
Attorno al 1995, la Miramax Films sviluppò un enorme progetto di adattamento dal vivo de Il Signore degli Anelli, con il regista neozelandese Peter Jackson dietro la macchina da presa, che avrebbe dovuto svilupparsi in due film. Quando la produzione divenne troppo costosa per le intenzioni della casa di produzione, la New Line Cinema rilevò la responsabilità della produzione, credendo fino in fondo nel progetto, e ampliando il numero di film da due a tre, per rispettare meglio i tempi del libro; i dirigenti e fondatori della Miramax, Bob Weinstein e Harvey Weinstein, tuttavia, rimasero inseriti nel progetto, nel ruolo di produttori.
I tre film vennero girati contemporaneamente, in diversi set sparsi per la Nuova Zelanda, e sono caratterizzati da un ampio utilizzo di effetti speciali assolutamente innovativi e di modellini e diorama, sviluppati interamente dalla Weta Digital e dalla Weta Workshop, società cinematografiche fondate da Peter Jackson stesso. La computer grafica, in particolare, è stata molto usata, sia nelle piccole ambientazioni che nelle scene delle grandi battaglie, per quali sono state programmate migliaia di comparse digitali, in modo tale che avessero una discreta autosufficienza di movimento ed azione.
Il signore degli Anelli di Peter Jackson collezionò ben diciassette Oscar e tutti e tre i film si aggiudicarono quella per i migliori effetti speciali.
Uno dei progetti meglio riusciti è stato sicuramente la realizzione, interamente in computer grafica, del personaggio di Gollum. La perfetta integrazione di questo personaggio nelle scene reali del film, è opera dei ragazzi che lavoravano alla Weta. Ma quello che rende questo personaggio così speciale è che dietro ad un insieme di pixel c'è un attore in carne ed ossa, Andy Serkis, che non solo gli ha donato la voce e le movenze, ma gli ha infuso la propria personalità.
In un periodo dove è lecito domandarsi se la tecnologia possa un giorno sostituire totalmente gli attori, Gollum rappresenta un esempio di come una cosa non escluda l'altra, e di come l'interazione tra più tecniche permetta di ottenere risultati al di là delle proprie aspettative.
Ci sono molti altri esempi, nella storia del cinema, di attori che vengono utilizzati nell'animazione non solo come voce. Basta ricordare Hans Conried nei panni di Capitan Uncino, Andriana Caselotti per Biancaneve o Bob Hoskins in Chi ha incastato Roger Rabbit?.
Ciò che rende particolare questo Gollum è i fatto che è un personaggio letterario, che è stato filtrato attraverso l'opera di grandi sceneggiatori e a cui è stata data l'emotività, la fisicità e la voce contenute nell'interpretazione di un attore; tutto questo è stato sintetizzato con una vasta gamma di tecniche di animazione e con il motion capture. Al risultato di questo lavoro è stata data una pelle tanto vera che sembrava di poterla toccare, e poi è stato colorato con cura e inserito negli ambienti originali così che non c'era dubbio che esistesse in quanto essere vivente. In questo modo, il pubblico, invece di rimanere colpito solo dalla magia tecnologica che gli aveva dato vita, si sentiva subito in sintonia con questa orribile creatura: un personaggio digitale che recita con la stessa intensità degli altri attori presenti nel film, con cui interagisce come se realmente fosse lì con loro. Effettivamente, un Gollum era presente sul set, ad ogni ripresa, e aveva le sembianze di Andy Serkis.
Non è un caso che Gollum, da solo digitale, con l'arrivo di Serkis si sia sempre più identificato in lui, assumendone non solo le movenze e la voce, ma diventando sempre più simile all'attore anche fisicamente. Un personaggio che, quindi, deve il suo incredibile successo soprattutto al lavoro di Andy.
A questo punto bisogna chiedersi a che punto finiscono i meriti del team degli effetti speciali, e quando iniziano quelli dell'attore.
E se ad oggi, magari, questa tecnologia è già quasi superata (basti vedere come, poco tempo dopo, Tom Hanks, nel suo Polar Express, era riuscito a fare con il mocap facciale) dalla continua evoluzione tecnologia, più di sette anni fa, essa rappresentava l'estremo massimo a cui poteva essere portata.

